L’ABUSO SESSUALE INFANTILE
Si parla di abuso infantile quando un minorenne, incapace di un libero e cosciente consenso, viene coinvolto in una qualsiasi attività sessuale. Pertanto ogni rapporto sessuale tra un adulto e un bambino va considerato come abuso se:
- Il minore è usato o sfruttato per la gratificazione di un adulto;
- Il minore si trova nell’incapacità di essere consenziente a causa della differenza di età e di ruolo dell’adulto;
- Il minore è coinvolto da persone che hanno un ruolo determinante nell’ambiente familiare
L’abuso sessuale non richiede necessariamente l’uso della violenza e comprende una serie di comportamenti quali:
- La pedofilia
- L'incesto
- L’abuso intrafamiliare
- Lo stupro
- La sodomia
- La pederastia (il rapporto sessuale di un adulto con un fanciullo)
- La manipolazione dei genitali
- Le molestie
- Le pratiche o i comportamenti omosessuali indecenti
- Il fare fotografie pornografiche
- La prostituzione minorile
- Il turismo sessuale
- Il sottoporre ai minori materiale pornografico
Spesso, purtroppo, il bambino abusato vive in un contesto di violenza generalizzata che può implicare anche maltrattamenti fisici, abuso psicologico (indifferenza, insulti, ecc.), trascuratezza, incuria, ipercura (il bambino viene curato anche quando non ce ne sarebbe bisogno), discuria (l’adulto non è in grado di riconoscere i bisogni del minore e di rispondere adeguatamente, ad es. il piccolo piange per essere consolato e riceve cibo). Nella maggior parte dei casi l’abuso avviene all’interno del nucleo familiare. Si tratta di famiglie che hanno confini e regole molto rigidi, dominata da un padre padrone frustrato da problemi economici, con una madre quasi sempre sottomessa ed incapace di adempiere alle funzioni genitoriali, da coppie infelici quindi che hanno anche una vita sessuale insoddisfacente. Si assiste sovente ad una inversione di ruolo in queste famiglie: i genitori interagiscono con i figli come se questi fossero più grandi di quello che realmente sono, cercano in loro rassicurazione, conforto e amore come se si trattasse di adulti. Ma la caratteristica peculiare di questi nuclei è che al loro interno regna un’atmosfera di segreto che coinvolge tutti i membri e che implica alleanze, negazioni, paure, colpe. Il bambino, in modo particolare, viene costretto alla negazione dell’ovvio, ad accettare l’abuso in silenzio. Le conseguenze di un tale vissuto possono essere anche gravi, il minore metterà in dubbio i propri sentimenti, le proprie percezioni, elaborerà una profonda sfiducia in se stesso e negli altri, imparerà che amore significa essere feriti, usati, che non è lecito chiedere aiuto a nessuno. Egli sarà pervaso dal senso di colpa, svilupperà una tendenza all’autocontrollo esasperato che potrebbe generare disturbi d’ansia di vario tipo. Soprattutto potrebbe verificarsi un blocco dei processi di pensiero e di elaborazione: dal momento che il bambino sente che non esiste un contenitore sicuro per i suoi pensieri e le sue emozioni, potrebbe sviluppare delle reti di attività mentale indipendenti e dissociate, potrebbe cominciare a vivere in una sorta di realtà parallela, ipnotica.
E’ chiaro che quanto più il bambino è piccolo tanto più i sintomi si evidenzieranno a livello fisico e comportamentale. Vengono distinte:
Sintomatologie a breve termine
Dolori fisici (cefalee, dolori gastrointestinali,ecc.), disturbi del sonno, disturbi della condotta alimentare, ansia, isolamento, silenzio, ostilità, rabbia, fobie, fughe, depressione, comportamenti sessuali inadeguati all’età, disturbi dei processi cognitivi, tentativi di suicidio;
Sintomatologie a lungo termine
promiscuità sessuale, politossicodipendenza, identificazione con l’aggressore (da adulti i bambini abusati diventano a loro volta abusanti), adesione a bande criminali, rabbia cronica, agorafobia, ipervigilanza, bassa autostima, attaccamento morboso alle figure significative, relazioni instabili, comportamenti autodistruttivi, vari disturbi nell’area della sessualità (spesso l’attività sessuale viene vissuta come una costrizione o come l’unico mezzo con cui si riesce ad esprimere i bisogni affettivi), pessimo rapporto con il proprio corpo, sviluppo di tratti borderline (nelle donne) o di una personalità multipla o antisociale. E’ chiaro che si tratta di sintomi che possono anche essere determinati da cause diverse da un abuso, risulta quindi necessaria un’accurata analisi del caso che comprenda anzitutto lo studio del contesto familiare, socio-economico e culturale ma anche un ascolto attento della testimonianza del minore (fare ATTENZIONE alle diagnosi affrettate, anche perché chi è anche solo sospettato di pedofilia, porterà un marchio a vita). E’ bene che questi venga interpellato il minor numero di volte possibile, sia per evitargli stress aggiuntivi che per impedire che informazioni e ricordi vengano rielaborati, alterati e/o contaminati. Ad oggi il metodo che sembrerebbe più adatto all’audizione del minore risulta quello che si verifica in un contesto protetto quale quello di una camera fornita di specchio unidirezionale: il bambino parla o gioca, a seconda dell’età, con un esperto, mentre dall’altra parte del vetro assistono il giudice, il pubblico ministero, gli avvocati e (su richiesta) l’abusante. Questi possono intervenire in tempo reale contattando l’esperto attraverso un citofono al fine di porre domande specifiche. Il tutto viene videoregistrato o audioregistrato in modo da evitare la ripetizione dell’interrogatorio. Ovviamente si rende necessaria una fase preliminare di accoglienza del minore in cui egli viene anche informato circa lo scopo dell’audizione e la possibilità di essere assistito, nel momento in cui si verifica, da una persona per lui significativa e rassicurante. Il colloquio ha come fine principale, oltre che l’accertamento dell’avvenuto abuso, quello di proteggere il minore. Il professionista destinato a questa funzione dovrà, per tale motivo, essere molto accorto nel linguaggio da adoperare, dovrà prediligere domande aperte (i bambini tendono a rispondere affermativamente alle domande chiuse per compiacere gli adulti). I campi d’indagine da analizzare si riferiranno, in modo particolare, alla terminologia adoperata dal minore, al suo comportamento non verbale, alle capacità cognitive, alla sfera affettiva, all’attività ludica e all’anamnesi personale e familiare.
La ricostruzione dell’accaduto e l’elaborazione di una diagnosi certa sono estremamente complesse nei casi di abuso sessuale infantile, sia perché si ha a che fare con minori che (a meno che non si tratti di adolescenti) hanno ovvie difficoltà a raccontare, sia perché numerosi sono anche i casi di falso abuso. Pensiamo, ad esempio, alle separazioni conflittuali in cui uno dei genitori può avere motivo di forte rancore nei confronti del coniuge e quindi spinge il proprio figlio ad accusarlo, oppure ai casi in cui un figlio adolescente, per colpirlo, accusa falsamente uno dei propri genitori, o ancora a quelle situazioni in cui il minore ha assistito ad un abuso ma non l’ha subito, ecc.
Il bambino abusato è un bambino spaventato e confuso. Per assisterlo efficacemente è necessario un coordinamento tra l’intervento penale, quello civile, i servizi sociali e lo psicologo. Il compito di quest’ultimo, nella terapia, sarà riuscire a modificare i fattori disfunzionali individuali, familiari e sociali legati all’abuso, sostenere l’abusato e il resto della famiglia nell’elaborazione della paura, della rabbia e del dolore dovuti allo spiacevolissimo evento, ed infine aiutare tutti i componenti del nucleo ad evitare che il fatto si verifichi nuovamente. Il trattamento prevede una fase preliminare, ed imprescindibile, nella quale il bambino viene guidato nella ricostruzione e consapevolizzazione della violenza subita. Può farlo attraverso il gioco, il racconto di storie, i disegni, la colorazione di figure, lo psicodramma, la lettura di brani in cui il personaggio principale è un abusato; il clinico ha a disposizione molti strumenti in tal senso.
Questa parte del programma di riabilitazione risulta quasi sempre catartica, il bambino ha un bisogno disperato di esprimersi, raccontare, poter rompere l’atmosfera di segreto di cui sopra, ma è necessario che l’esperto appuri la forza, l’equilibrio e l’integrazione delle varie parti del suo Io: alcuni soggetti potrebbero essere sopraffatti dalla ricostruzione e peggiorare. Per gli adolescenti potrebbe risultare utile anche una terapia di gruppo che offre la possibilità di condividere l’esperienza con coetanei che l’hanno subita a loro volta. Quasi sempre la terapia familiare è auspicabile, a meno che i vari componenti siano contrari e/o l’abusante non abbia confessato e si sia pentito. In questo caso (nella terapia sistemico-relazionale) lo psicologo lavorerà soprattutto sulla costruzione di nuove modalità comunicative, sulla “ristrutturazione” del nucleo familiare e sulla ri-attribuzione dei vari ruoli.
- IRENE PETRUCCELLI (2002) , L’abuso sessuale infantileCarocci editore S.p.A., Roma