L’ENNEAGRAMMA

L'enneagramma (dal greco ennea=9, gramma=segno: disegno a nove punte) è un antichissimo mezzo di conoscenza di sé e di evoluzione spirituale. Le sue origini risalgono a molti secoli fa, o forse addirittura millenni, e sembrerebbero avere a che fare con l'esoterismo. Si tratterebbe dunque, secondo alcune fonti, di uno strumento la cui costituzione è intrisa di numerologia, di aspetti mistico-spirituali ma anche di elementi della Cabala, della cultura ebraico-cristiana e del buddhismo. L'opera di sistematizzazione di tutti questi elementi venne fatta probabilmente per la prima volta durante il medioevo dai maestri sufi (musulmani devoti rinuncianti che per avvicinarsi a Dio pregavano e meditavano). Per moltissimo tempo l'enneagramma venne tramandato solo oralmente ed esclusivamente all'interno delle confraternite di culto agli iniziati. Tale segretezza era giustificata proprio dall'importanza e dal potere che a questo strumento venivano attribuiti.

Il primo ad introdurre in Occidente il simbolo come oggi lo conosciamo fu il russo Georgi Ivanovitch Gurdjieff (1879 – 1949) intorno al 1913. Formalmente è rappresentato da un cerchio che include un triangolo equilatero intersecante una figura a sei lati. I punti che toccano il cerchio sono numerati da uno a nove in senso orario e sono collegati da linee e frecce in entrambe le figure interne.

Uomo eclettico e avventuroso, Gurdjieff entrò in contatto con l'enneagramma in Afghanistan e anch'egli, inizialmente, trasmise l'insegnamento soltanto ai suoi discepoli, finché nel 1949 l’opera postuma di P. D. Ouspensky Frammenti di un insegnamento sconosciuto (3) rese pubblica l'esistenza del simbolo.

Dall'altra parte del mondo, in Bolivia, circa cinquant'anni dopo, Oscar Ichazo, cominciò a insegnare l’enneagono, come lui definì la figura divisa in nove parti, ponendo l’attenzione non sul punto (gramma), ma sull’angolo (gonia). Mentre però Gurdjieff applicava il processo dell’enneagramma a tutta la realtà, Ichazo usò la figura e le dinamiche del simbolo per spiegare il funzionamento della psiche. E' a questo studioso che dobbiamo lo sviluppo dell'enneagramma come teoria delle personalità, fu lui ad associare al simbolo l'elaborata dottrina dei peccati capitali e dei vizi dell'intelletto. La sua geniale versione dell’enneagramma era molto lontana dall’essere una definizione dei tipi o una gamma fissa di stereotipi; per lui ogni tipo era chiaramente la descrizione di un processo fluido e sottolineava che tutti gli stili sono disponibili a ognuno di noi.

Nel 1969 Ichazo tenne un corso per psicoterapeuti, a Santiago del Cile, il cui tema era L’ennegramma come mappa della psiche umana e delle sue fissazioni caratteriali. Fra i partecipanti c'era Claudio Naranjo, psichiatra, psicoterapeuta e ricercatore associato presso l’Università del Cile e di Berkeley in California. Naranjo riconobbe il potere dell’Enneagramma come strumento psicologico e il suo potenziale come parte di un serio lavoro spirituale e, pur avendo fatto voto di riservatezza a Ichazo riguardo alle informazioni ricevute nel suo istituto, portò le teorie del boliviano a Esalen e nel 1969 istituì la sua scuola, il SAT (Seekers After Truth, Ricercatori di Verità). E' stato Naranjo ad introdurre l’enneagramma nella psicologia contemporanea occidentale, diventando la fonte di quasi tutta l’informazione pubblica riguardo al sistema negli anni. Di seguito farò riferimento all'enneagramma come teoria della personalità concepita da Naranjo.

L'ENNEAGRAMMA SECONDO NARANJO
Per Freud la nevrosi nasceva da un'interferenza con la vita istintuale del bambino: ogni piccola umana creatura nutre “istintivamente” desideri libidici nei confronti del genitore di sesso opposto che vengono puntualmente frustrati. Winnicot e Fairbain concordavano nell'affermare che le radici della nevrosi affondano in un'espletamento imperfetto della funzione genitoriale, in modo particolare di quella materna. Oggi, nel mondo psicologico, si dà molto più peso alla frustrazione del bisogno di contatto, amore e rapporto che il bambino manifesta prestissimo dopo la nascita e al ruolo che essa svolge nello sviluppo della nevrosi. In effetti se pensiamo al numero e alla varietà di bisogni che ognuno di noi dovrebbe vedere soddisfatti per poter entrare nel pieno possesso delle proprie funzioni, sarà facile farsi un'idea anche di quante possibiltà hanno i nostri genitori di generare in noi un senso di frustrazione. Per dirla in modo più “romantico” il bisogno di amore di un bambino è facilmente soggetto a tradimento da parte dei genitori perchè questi potrebbero essere troppo presi da se stessi e dal proprio bisogno d'amore o perchè, al contrario, con il loro affetto diventano soffocanti, o ancora perchè sono genitori assenti o violenti, ecc ecc.

Naranjo ipotizza che il carattere nasca e si sviluppi proprio partendo da una mancanza fondamentale esperita dal bambino e dalla strategia adattiva che egli ha messo in atto per far fronte a tale mancanza. Mentre per Freud la vita era caratterizzata dalla continua ed estenuante lotta tra Es (istinto) e Super-Io, Naranjo sostiene che ognuno di noi è originarimente dotato di una saggezza organismica che, col tempo, viene pian piano boicottata da un corteo comportamentale messo in atto proprio per far fronte alla mancanza fondamentale di cui sopra. Egli afferma che la personalità si costituisce attraverso un processo che definisce di degrado della coscienza, vale a dire attraverso una perdita graduale della consapevolezza delle nostre potenzialità e, con esse, un deterioramento della vita emotiva e delle motivazioni che ci spingono ad agire. Accade dunque, secondo Naranjo, che una serie di specifici comportamenti adottati come reazione d'emergenza nei primissimi anni della nostra vita, diventano fissi, rigidi, automatici al punto che ricorriamo ad essi anche in situazioni differenti da quelle "traumatiche". Perdiamo cioè la capacità di considerare i contesti da diverse angolazioni, di consultare e utilizzare la mente nella sua totalità, di reagire in modo creativo e questa rigidità diventa lo zoccolo duro del funzionamento psicopatologico a cui Naranjo dà il nome di carattere. ... io avanzo l'ipotesi che il nostro conflitto di base e il modo fondamentale di essere in disaccordo con noi stessi, nascano da un'interferenza con l'autoregolazione dell'organismo attraverso il carattere ... carattere si riferisce a ciò che rimane costante nella persona perchè le si è scolpito dentro, e quindi ai condizionamenti comportamentali, emotivi e cognitivi (4).

Naranjo definisce passioni le varie forme di motivazione da carenza. Ma il carattere non è determinato esclusivamente dalla passione, l'autore considera sostanziale anche la specifica tendenza cognitiva che caratterizzata ognuno di noi, che ci spinge a “deformare la realtà” in un modo peculiare e che con la passione interagisce. Come Freud anche Naranjo sostiene l'esistenza e l'importanza dell'istinto nelle genesi della nevrosi, con la differenza che il secondo riconosce la presenza di tre pulsioni fondamentali: l'istinto di conservazione o di sopravvivenza, l'istinto alla sessualità e l'istinto a relazionarsi con gli altri esseri umani.

L'autore sostiene l'esistenza di 9 tratti/caratteri fondamentali che corrispondono al numero di sindromi di personalità riportate dal DSM III, e di tre varianti per carattere a seconda che predomini l'istinto di autoconservazione, la pulsione sociale o l'istinto sessuale. Ci troviamo dunque di fronte ad una teoria della personalità che prende in considerazione tre elementi principali nella formazione del carattere: una passione dominante, una tendenza cognitiva (o fissazione) ed uno dei tre istinti fondamentali. Naranjo definisce il carattere come un processo che vede un'interferenza della passione con l'istinto, alimentata dall'influenza di una tendenza cognitiva dominante (4). Ma vediamo quali passioni sono associate ad ogni enneatipo e quali relazioni, a grandi linee, intercorrono tra i vari enneatipi:

  • 1 rabbia
  • 2 orgoglio
  • 3 vanità
  • 4 invidia
  • 5 avarizia
  • 6 paura
  • 7 gola
  • 8 lussuria
  • 9 accidia


Gli enneatipi Due, Tre e Quattro sono orientati al sentimento e Naranjo li attribuisce al gruppo isteroide; gli enneatipi Cinque, Sei e Sette sono caratteri di pensiero ed appartengono al gruppo degli schizoidi. Infine gli enneatipi Otto, Nove e Uno rappresentano i caratteri d'azione e costituiscono il gruppo che l'autore definisce “corporeo”. Nel complesso possiamo parlare di un lato destro dell'enneagramma più socievole, seduttivo, nella società occidentale rappresentato soprattutto da donne, e di un lato sinistro antisociale, ribelle rappresentato dagli uomini. C'è anche un contrasto tra il “nord” e il “sud” dell'enneagramma: mentre il Nove è tutto proiettato verso l'esterno ed il mondo proprio per evitare il contatto con l'interiorità e rimanere felice, il Quattro e il Cinque rappresentano il livello massimo di introspezione ma anche quello di scontentezza. Tuttavia la tendenza alla depressione accomuna tutti e tre gli enneatipi. Tra i caratteri adiacenti sono evidenti delle somiglianze ma anche delle vere e proprie contrapposizioni, potremmo dire che ogni enneatipo rappresenta l'ibrido dei due caratteri contigui detti anche ali. Quindi, ad esempio, per il Due sarà facile riconoscersi sia in alcune caratteristiche dell'Uno che in altre del Tre, ad un Cinque sia in alcuni aspetti del Quattro che del Sei e così via anche se tali aspetti potrebbero sembrare in apparenza stridenti e incompatibili.

Inoltre i caratteri Tre, Sei e Nove sono considerati le pietre angolari dell'edificio emotivo che l'enneagramma rappresenta e l'interazione tra di loro spiegano gli stati intermedi (vale a dire i restanti enneatipi). Il Tre e i suoi multipli, inoltre, sono tutti collocati tra due polarità: il primo (il Tre) tra le polarità tristezza (Quattro) – felicità (Due), il Sei tra le polarità isolamento (Cinque) – espansività (Sette), il Nove tra le polarità antimoralità (Otto) – moralità esagerata (Uno).

Se ci stacchiamo dal cerchio ed andiamo ad analizzare le linee interne dell'enneagramma, ci accorgeremo che ogni passione affonda le sue radici in quella che la precede. Così, ad esempio, la capacità espressiva, i modi suadenti e il fascino del tipo Sette sembrano esattamente l'opposto della laconica goffaggine del Cinque, ma possono essere interpretati come un modo per vincere proprio quella goffaggine; l'inadeguatezza viene compensata da una falsa abbondanza, con un meccanismo assai simile a quello con cui l'invidia (del Quattro) viene trasformata in orgoglio (nel Due). (4)

Sarebbe complesso e non utile alla trattazione riportare l'infinita quantità di informazioni riguardanti le complesse relazioni di contrasto, polarità e vicinanza che tra i vari enneatipi si instaurano e sulle leggi che sottendono tali relazioni. Come Ouspensky afferma in Frammenti di un insegnamento sconosciuto, citando Gurdjieff, l'enneagramma esprime la legge del sette e il suo rapporto con la legge del tre. Si tratta di un simbolo universale, attraverso cui è possibile interpretare qualsiasi scienza e, per chi sa come utilizzarlo, rende superflui libri e biblioteche. Se una persona sperduta nel deserto disegnasse l'enneagramma sulla sabbia, sarebbe in grado di leggere le leggi eterne dell'universo e ogni volta imparerebbe qualcosa di nuovo che fino a quel momento aveva completamente ignorato. (3)

BREVE DESCRIZIONE DEI 9 ENNEATIPI
A questo punto mi sembra utile fornire qualche informazione di base dei 9 caratteri così come considerati da Naranjo.

TIPO UNO, la rabbia
FISSAZIONI

Gli istinti sono assolutamente deleteri, in quanto incontrollabili possono causare danni non prevedibili Il dovere è molto più importante del piacere, anzi quest’ultimo può nuocere al primo Essendo buono e corretto posso indicare agli altri ciò che è giusto, se necessario anche attraverso l'autoritarismo

Si tratta del perfezionista, il bravo bambino, il primo della classe, una persona continuamente tesa al miglioramento. E' come se vivesse con la sensazione di dover fare sempre un passo più del necessario e, per questo motivo, tende ad essere molto attivo, a fare, fare, fare. L'Uno è molto formale ed estremamente esigente e critico sia verso se stesso che gli altri, si sente continuamente controllato da un osservatore interno (il Super-Io di Freud) che monitora e giudica tutti i suoi pensieri e le sue azioni. Non a caso nel DSM III questo enneatipo corrisponde alla personalità ossessiva.

L'Uno considera fondamentale la rettitudine, la “correttezza”, il rispetto delle regole alle quali rimane fedele a qualsiasi prezzo pur di non essere ripreso dagli altri. Se ad un estremo del continuum dei valori dell'Uno troviamo l'importanza dell'integrità morale e della fatica, all'altro estremo si collocano il piacere e tutto ciò che è ludico che nel perfezionista vengono costantemente trascurati. Il piacere è l'ultimo dei bisogni per questo enneatipo e può concederselo, eventualmente, soltanto dopo aver lavorato sodo per raggiungere alti livelli di performance. Dal suo punto di vista le emozioni, in quanto incontrollabili e dunque pericolose, vanno represse, in primis la rabbia. L'unica forma d'ira tollerata dall'Uno è il risentimento vale a dire una “collera legittima” perchè provocata da circostanze esterne, è come se si dicesse “Posso indignarmi di fronte ad un'ingiustizia!”.

Si tratta di una persona che solitamente riesce bene nell'insegnamento, nel campo della ricerca o della politica. Dal punto di vista relazionale per lui il toccasana sta nel sentirsi amato nonostante sia imperfetto.
La VIRTU' da praticare per l'Uno è la serenità, imparare a rilassarsi.


TIPO DUE, l'orgoglio
FISSAZIONI
Tutto è permesso in nome dell'amore Posso sedurre e manipolare gli altri Sono un essere speciale ed insostituibile, necessario al mondo, quindi merito attenzioni e privilegi particolari

Il Due è definito dal paradosso di una generosità egocentrica. Si tratta del donatore per eccellenza, egli ha imparato a dare priorità alle esigenze degli altri allo scopo di essere amato e accettato. I rapporti sentimentali e amicali rappresentano il centro del mondo del tipo Due, la cima delle priorità nella sua vita, e il suo senso d'identità è strettamente legato all'approvazione esterna e a quanto riesce a “splendere” agli occhi di chi lo circonda. Ecco perchè il Due sviluppa un'abilità camaleontica che, di contro, rappresenta un impedimento sostanziale nella costituzione di un Io coeso. Nel DSM III questo enneatipo corrisponde infatti alla personalità istrionica. Il Due è perennemente animato dalla sfida per la conquista, è un maestro di seduzione, tuttavia può provare disagio e senso di inadeguatezza se la relazione passa da un livello superficiale ad uno più profondo. In altri termini il Due è bravissimo ad essere come gli altri lo vogliono, un po' meno semplice è per lui imparare a stare con gli altri, a creare una relazione intima ed autentica. Il prezzo che egli paga per piacere ed essere amato è spesso molto alto poiché corrisponde alla quasi totale mancanza di considerazione per i propri desideri e bisogni.
Si tratta di persone con un grande senso estetico ed artistico. La VIRTU' da praticare per il Due è l'umiltà.

IL TIPO TRE, la vanità
FISSAZIONI

Il valore si misura con il successo e per raggiungerlo bisogna fingere, non mostrare le proprie emozioni, tutto il mondo è un gran teatro Non devo avere problemi altrimenti non risulto piacevole al prossimo Devo stare sempre allerta e rendermi utile, se non lo facessi non ci sarebbe posto per me

Non vi è traccia del Tre, o meglio della possibile personalità patologica corrispondente, nel DSM III poiché si tratta di uno dei caratteri apparentemente più felici dell'enneagramma. Il tipo Tre è il manager, la segretaria perfetta, una persona che punta al successo, in special modo professionale, per ricevere approvazione sociale e quindi accettazione ed amore. Il successo, lo spirito di competizione ed il lavoro sono valori culturalmente accettati in occidente, altro motivo per il quale questo enneatipo non trova un corrispettivo patologico anche tra gli addetti ai lavori. Il Tre è dotato di una grande capacità di adattamento che gli permette di cambiare maschera a seconda delle situazioni e, soprattutto, in relazione all'obiettivo che si è prefissato. Pur trattandosi di un carattere di sentimento, il Tre è perennemente in azione al punto da entrare in crisi se non ha nulla da fare. Solitamente intraprende progetti la cui riuscita è quasi certa ed ha l'abitudine di ristrutturare eventuali fallimenti in successi parziali. Il Tre indossa le emozioni e i comportamenti “adeguati” alla situazione in modo più che convincente correndo, tuttavia, il rischio di finire nel credere di essere il ruolo che recita, di identificarsi col personaggio che interpreta. L'attività frenetica a cui il Tre si sottopone ha infatti anche lo scopo di impedirgli di fermarsi a riflettersi su ciò che è e che vuole realmente.
Il Tre può essere un ottimo politico, un pubblicitario, un venditore, un dirigente o un motivatore. La VIRTU' da praticare per il Tre è la veridicità.

TIPO QUATTRO, l'invidia
FISSAZIONI

Se rimango ancorato al passato e continuo a piangere sul latte versato, posso cambiare ciò che è stato Non sono bravo quanto gli altri Più soffro, più mi allontano dalla mediocrità e più gli altri avranno il dovere di amarmi in quanto essere speciale

Il Quattro può mostrare un'aria triste e malinconica quanto apparire estroverso e socievole, egli può risultare una compagnia piacevole quanto frustrante, ma il nucleo della sua personalità affonda le radici nella tendenza all'automortificazione ed alla tragicità. Naranjo lo definisce il carattere depressivo-masochista che nel DSM III corrisponde ad una versione estrema della personalità borderline. Questo enneatipo dipende fortemente dall'amore degli altri, purtroppo però lo accompagna un'angoscia abbandonica che spesso diventa profezia che si autoavvera e il rifiuto dell'altro si trasforma in un'enorme sofferenza che, a sua volta, alimenta il terrore di essere lasciato, in una spirale che lo trascina sempre più in basso. Il Quattro convive con un senso di mancanza e di insoddisfazione che lo porta a reificare il passato, più facilmente idealizzabile del presente, ed a sabotare eventuali possibiltà di miglioramento pur di non smentire la sua principale convinzione: la vita è solo sofferenza! Egli, al contrario del Due e del Tre, non modifica il proprio comportamento a seconda dei differenti contesti in cui si trova, è cioè una persona tendenzialmente diretta e trasparente. Tuttavia nelle relazioni pretende un'attenzione smisurata, vorrebbe che chi gli sta vicino intuisse i suoi bisogni e desideri e si impegnasse senza risparmiarsi per soddisfarli. Ha un atteggiamento ciclico di apertura e di chiusura verso il mondo che gli permette anche di mantenere un'aurea di mistero ed imperscrutabilità che lo fanno sentire un diverso, una creatura speciale, di cui la triste e scarna realtà non è degna. Il Quattro è un carattere intenso che si manifesta spesso attraverso gli eccessi.

Questo enneatipo, dotato di grande empatia e creatività, può impiegare le proprie doti in un'attività artistica qualsiasi e/o in un ambiente pericoloso o carico di emotività come Paesi poveri, ospedali, carceri, ecc. La VIRTU' da praticare per il Quattro è l'equanimità.

TIPO CINQUE, l'avarizia
FISSAZIONI

Meglio solo che male accompagnato Meno bisogni ho meno sono dipendente, più mi lascio coinvolgere da persone e affetti, più rischio di non essere libero e felice Se dono perdo tutto

Il Cinque è una persona estremamente riservata, timida, che predilige l'isolamento senza per questo soffrire la solitudine. Ha pochi e fidati amici, minimizza i propri bisogni (vive col minimo indispensabile) e ha grande difficoltà ad esprimere la rabbia, tutte caratteristiche che sottendono un'unica sostanziale tendenza: trattenere oltremodo sia emozioni che comportamenti. Nel DSM III il Cinque corrisponde alla personalità schizoide secondo Naranjo.

Questo enneatipo è caratterizzato da un'introversione che si manifesta attraverso una quiete anche fisica, una sorta di immobilità, di impassibilità. Il Cinque vive come in una fortezza, la distanza che pone tra sé e il mondo gli permette di usare la ragione (è un carattere di pensiero) per mettere ordine nei pensieri e nei sentimenti e offre spazio alla sua immaginazione pure molto florida. Distaccarsi, essere spettatore della propria esistenza, lo fa sentire al limite dell'invulnerabilità e per ridurre ulteriormente il rischio di soffrire, tende a separare in compartimenti stagni gli ambiti diversi della sua vita. Questo gli permette un maggior controllo. Quando instaura una relazione ha l'abitudine di osservare lungamente l'interlocutore e di raccogliere molte informazioni sul suo conto prima di aprirsi ad un contatto un po' più intimo che, quasi sempre, riesce a vivere più col corpo e con i gesti che con le parole. La sua capacità di riflettere ed analizzare lo rende adatto a qualunque professione richieda una certa calma e strategicità. La VIRTU' da praticare per il Cinque è il distacco.

IL SEI, la paura
FISSAZIONI

Non sono in grado di affrontare la vita con le mie forze Tutto e tutti possono nuocermi, non devo fidarmi di nessuno L'autorità va rispettata, buona o cattiva che sia

Il Sei contempla sottotipi molto diversi, dunque può risultare difficoltoso da individuare. Si tratta di un carattere di pensiero teso prevalentemente alla riflessione ed alla progettazione che poi, spesso, non viene realizzata nel concreto. Egli vive con la convinzione che il mondo e gli altri siano fondamentalmente pericolosi sia dal punto di vista dell'incolumità fisica sia dal punto di vista emotivo, infatti nel DSM III il Sei corrisponde alla personalità paranoide. E' proprio “l'individuazione” (uso le virgolette poiché si tratta pur sempre di una percezione e, in quanto tale, soggettiva) del pericolo in tutto ciò che è altro da sé che mette il Sei in uno stato di ansia ed allarme costante, tutte le sue risorse sono volte ad avvertire i segnali di potenziali minacce. Anche l'immaginazione viene usata da questo enneatipo per creare le fantasie più catastrofiche con l'intento di prevenirle e/o farsi trovare quantomeno pronto, tuttavia lungi dal diventare uno strumento per esorcizzare la paura finisce col fomentarla ancora di più. Il dubbio accompagna il Sei in ogni ambito della sua vita, egli si mette continuamente in discussione, valuta e rivaluta all'infinito le proprie scelte ed il livello di sicurezza di qualsiasi contesto. Sono pochissime le persone che meritano la sua fiducia e per ottenerla devono aver superato una serie di prove. L'allenamento del Sei alla riflessione e al ragionamento e la sua abitudine ad utilizzare il sospetto come chiave di lettura lo rendono un individuo portato ad individuare le falle presenti in qualunque tipo di sistema e a realizzare piani e strategie accurati. Molto difficile è per questo enneatipo entrare in contatto con le proprie emozioni che, in quanto incontrollabili, alimentano il suo stato di allerta. La VIRTU' da praticare per il Sei è il coraggio.

IL SETTE, la gola
FISSAZIONI

Sono un vincente! Chi è intelligente fa ciò che vuole Il fascino personale garantisce il successo

L'esistenza del Sette è contraddistinta dalla ricerca del piacere, inteso nel senso più ampio del termine, e dalla fuga dal dolore che viene continuamente scisso dal vissuto, come se egli fosse in grado di “sterilizzare” le esperienze dalla sofferenza. Questa caratteristica lo rende una persona gradevole, sorridente, gioviale ma al tempo stesso “incompleta”. Il Sette è infatti l'eterno bambino, l'ottimista, il sognatore, l'affascinatore, colui il quale non si confronta con gli aspetti duri e spiacevoli della realtà che pure esistono. Ama guardare al futuro che considera fonte di nuove, fantastiche opportunità e quasi mai si volta indietro se non per ricordare gli aspetti piacevoli del passato. Tra i valori portanti in cui crede c'è sicuramente la libertà, il suo motto è “Vivi e lascia vivere”. Anche per questo non mostra rispetto per l'autorità, non che le si opponga attivamente, semplicemente tende a sminuirla, a considerarsi al pari di chiunque altro e a considerare gli altri, i potenti compresi, al suo stesso livello, in una sorta di democrazia assoluta in cui ognuno si prende ciò che è in grado di prendersi. Il Sette è solitamente un personaggio affascinante, un affabulatore che utilizza la propria intelligenza per intessere strategie che gli permettano di ottenere quello desidera dalle persone, un manipolatore insomma, un abile persuasore. Non a caso nel DSM III questo carattere corrisponde alla sindrome narcisistica. La VIRTU' da praticare per il Sette è sobrietà come permanenza.

L'OTTO, la lussuria
FISSAZIONI

La vita è un campo di battaglia: chi è forte vince, chi è debole soccombe Posso contare solo sulle mie capacità, basto a me stesso Il fine giustifica i mezzi

L'Otto si sente nato per detenere il potere, per comandare e non si fa scrupolo di utilizzare la forza (intesa nel senso più ampio del termine) pur di raggiungere tale scopo. Egli è fondamentalmente un sadico ma, in alcuni casi, può disporre la propria energia al servizio della giustizia, . E' tra gli enneatipi più semplici da riconoscere: un Otto non sta mai in disparte, se entra in relazione lo fa prevalentemente attraverso il conflitto e se l'altro soccombe si guadagna il suo disprezzo. La prepotenza è, in sostanza, il metro che utilizza per collocare gli altri nella sua personale scala sociale, più si è arroganti più si è meritevoli della sua considerazione. Egli stesso, nel momento in cui si trova in uno stato di debolezza fisica o psichica, si ritira dal mondo, detesta mostrarsi al peggio delle sue potenzialità. L'Otto vive fortemente il qui ed ora, è molto ancorato al presente, è una persona pratica e intuitiva che riesce quasi sempre a ricoprire il ruolo di leader. Il suo bisogno di controllo fa sì che egli tenda a ragionare in termini di opposti, di bianco o nero, sarebbe troppo complicato e destabilizzante per lui considerare le sfumature di cui il mondo si può colorare. La sua attitudine alla lussuria è intesa come passione per l’eccesso, ad esempio per la droga, l’alta velocità, il lusso. L'Otto infatti è di solito vigoroso, energico, ama la trasgressione, non porsi limiti, condurre una vita spericolata. Nel DSM III questo enneatipo corrisponde alla personalità antisociale, ovviamente ciò non significa che tutti gli otto siano dei delinquenti. La VIRTU' da praticare per l'Otto è l'innocenza.

Il NOVE, l'accidia
FISSAZIONI

Meglio uniformarsi al pensiero comune per evitare conflitti E' preferibile che io uccida una parte di me piuttosto che farmi ammazzare Di fronte alle esigenze altrui è doveroso, da parte mia, mettermi in secondo piano

Il Nove è il pigro per eccellenza, è indolente dal punto di vista psicologico per la sua ritrosia a guardarsi dentro, e rispetto all'esterno per la sua tendenza all'adattamento e alla rassegnazione, per la facilità con cui si fa da parte, per il conformismo che lo contraddistingue e per la quasi totale mancanza di iniziativa. Il DSM III classifica questo tipo come personalità dipendente tuttavia, secondo Naranjo, tale inquadramento non è esaustivo poiché tutti, o quasi, siamo succubi di una qualche dipendenza.

Il tipo Nove è un ottimo mediatore, si sente fiero di essere accomodante ed evita a tutti i costi il conflitto che considera distruttivo. Egli è essenzialmente un costruttore e sostenitore di pace, non ama prendere decisione, detesta i cambiamenti e si attiva soltanto quando la calma piatta viene in qualche modo minacciata. Facilmente dimentica i suoi bisogni per mettere in primo piano la soddisfazione di quelli degli altri ma, a lungo andare, questo comportamento genera in lui una frustrazione che anestetizza in vari modi. La trascuratezza del Nove nei suoi stessi confronti riflette la scarsa considerazione che ha per sé e per le sue risorse. Questo enneatipo è dotato di una grande capacità empatica che, se da una parte gli permette di considerare la realtà da diversi punti di vista, dall'altra lo limita nel momento in cui deve prendere una posizione. Come a dire che è talmente capace di mettersi nei panni dell'altro che finisce col non ritrovare più i propri! La VIRTU' da praticare per il Nove è la spontaneità

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